Nel pomeriggio del 31 luglio si è spento all’età di 96 anni don Antonio Mazzi, religioso Povero Servo della Divina Provvidenza. E’ deceduto presso la sua Cascina Molino Torretta al Parco Lambro di Milano, sede di Exodus, circondato dai suoi ragazzi e dai suoi educatori per i quali ha speso tutta la vita.
I funerali si svolgeranno lunedì pomeriggio, 3 agosto, alle 15 nella basilica di Sant'Ambrogio.
Don Antonio era nato a Verona nel 1929. Rimasto orfano di padre in giovane età, era cresciuto come un ragazzo irrequieto e “ribelle”. Entrato a Maguzzano al tempo della seconda guerra mondiale, pian piano maturò la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale. Fece la sua prima professione come Povero Servo il 7 ottobre 1951 e la prima triennale nel 1954. Da giovanissimo religioso venne mandato a Ferrara, alla Città del Ragazzo, proprio nel tempo in cui si verificò la tremenda alluvione del Po nel novembre 1951. Quell’esperienza gli cambiò la vita, perchè in mezzo a un tale disastro comprese cosa significava fare da padre per tanti ragazzi che non avevano più nulla. Lui che non aveva avuto un padre, decise che sarebbe stato padre per i ragazzi più poveri e dimenticati, mostrando loro quel volto della paternità di Dio che è un aspetto centrale nella spiritualità di san Giovanni Calabria.
Un’altra esperienza particolarmente significativa fu quella che fece al Centro Don Calabria di via Roveggia, a Verona, dove negli anni Settanta avviò le attività rivolte alle persone con disabilità in un momento in cui in Italia erano pochissimi ad occuparsene. Nel 1979 diventò superiore della comunità dell’Opera in via Pusiano, a Milano, che si affacciava sul Parco Lambro, una delle zone peggiori per lo spaccio e il consumo di droga a quell’epoca. Nacque così il progetto di Exodus, al quale don Antonio ha dedicato tutto se stesso a partire dalla metà degli anni Ottanta fino a oggi. Un progetto prima di tutto per salvare tanti ragazzi dalla tossicodipendenza e poi recuperarli a una vita piena. Diventò così il padre degli ultimi, di coloro dai quali tutti fuggivano. Quei ragazzi che si sono stretti a lui fino alla fine e che adesso piangono la morte di un vero e proprio papà.
Il Casante e tutta la Famiglia Calabriana ricordano con tanto affetto don Antonio e si stringono ad Exodus e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
I funerali si svolgeranno lunedì pomeriggio, 3 agosto, alle 15 nella basilica di Sant'Ambrogio.
Don Antonio era nato a Verona nel 1929. Rimasto orfano di padre in giovane età, era cresciuto come un ragazzo irrequieto e “ribelle”. Entrato a Maguzzano al tempo della seconda guerra mondiale, pian piano maturò la vocazione alla vita religiosa e sacerdotale. Fece la sua prima professione come Povero Servo il 7 ottobre 1951 e la prima triennale nel 1954. Da giovanissimo religioso venne mandato a Ferrara, alla Città del Ragazzo, proprio nel tempo in cui si verificò la tremenda alluvione del Po nel novembre 1951. Quell’esperienza gli cambiò la vita, perchè in mezzo a un tale disastro comprese cosa significava fare da padre per tanti ragazzi che non avevano più nulla. Lui che non aveva avuto un padre, decise che sarebbe stato padre per i ragazzi più poveri e dimenticati, mostrando loro quel volto della paternità di Dio che è un aspetto centrale nella spiritualità di san Giovanni Calabria.
Un’altra esperienza particolarmente significativa fu quella che fece al Centro Don Calabria di via Roveggia, a Verona, dove negli anni Settanta avviò le attività rivolte alle persone con disabilità in un momento in cui in Italia erano pochissimi ad occuparsene. Nel 1979 diventò superiore della comunità dell’Opera in via Pusiano, a Milano, che si affacciava sul Parco Lambro, una delle zone peggiori per lo spaccio e il consumo di droga a quell’epoca. Nacque così il progetto di Exodus, al quale don Antonio ha dedicato tutto se stesso a partire dalla metà degli anni Ottanta fino a oggi. Un progetto prima di tutto per salvare tanti ragazzi dalla tossicodipendenza e poi recuperarli a una vita piena. Diventò così il padre degli ultimi, di coloro dai quali tutti fuggivano. Quei ragazzi che si sono stretti a lui fino alla fine e che adesso piangono la morte di un vero e proprio papà.
Il Casante e tutta la Famiglia Calabriana ricordano con tanto affetto don Antonio e si stringono ad Exodus e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.