100 ANNI DELLA CASA BUONI FANCIULLI DI COSTOZZA

La Casa Buoni Fanciulli di Costozza (Vicenza) oggi festeggia i suoi cento anni da quando i primi religiosi poveri servi e a poca distanza di tempo le sorelle Povere Serve si misero a servizio dei ragazzi orfani di guerra. La liturgia Eucaristica è presieduta da mons. Eugenio Dal Corso.
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Oggi la Casa Buoni Fanciulli di Costozza (Vicenza), alla presenza di centinaia di ex allievi, dei cittadini di Costozza e dei religiosi che vi hanno operato, del delegato per l'Europa, festeggia oggi i suoi cento anni da quando i primi religiosi poveri servi e a poca distanza di tempo le sorelle Povere Serve si misero a servizio dell’infanzia povera e dei ragazzi orfani di guerra, abbandonati per le strade e costretti a lavori massacranti e mal pagati.
Momento centrale della festa è la liturgia Eucaristica presieduta da mons. Eugenio Dal Corso.
 
Il Vescovo di Vicenza sul finire del 1918 scriveva a don Calabria: “Qui i monelli si moltiplicano. Non è possibile aprire anche qui a Vicenza un rifugio per loro?”. La divina Provvidenza suscitò un benefattore, l'onorevole Gaetano Rossi, figlio del fondatore di una grande industria tessile (presso la cittadina di Schio di Vicenza) che offrì al vescovo una villa a Costozza di Longare, perché la utilizzasse in favore degli orfani di guerra.
Ad aprire i battenti di questa prima filiale dell'Opera mandò don Luigi Pedrollo, fratel Alessandro Fenzi e il giovane studente Angelo Dal Savio. Alla partenza don Calabria affidò loro il libro mastro apponendovi questa dedica: “5 agosto 1919, festa della Madonna della Neve, si dà principio nel nome del Signore e sotto le ali della divina Provvidenza, alla Casa di Costozza, filiale della Casa di Verona”. E disse: “A Verona abbiamo cominciato con 50 lire; a voi ne do duecento! Ma non abbiate paura! Il Signore vi manderà presto milioni, miliardi!”. Infatti, questi arrivarono subito: dieci ragazzi, poveri e orfani, provenienti da Verona, Vicenza e Brescia. Aumentando il numero dei ragazzi, fu necessario diversificare le professionalità. Sorsero, così, i laboratori di lattonieri, quelli di meccanica, di calzoleria, di falegnameria e, infine, di tipografia. Ad animare e vivacizzare la vita interna della comunità, si affiancarono altre attività: la schola cantorum, la banda musicale, la compagnia teatrale, la scuola di ginnastica.
Negli anni Cinquanta la Casa di Costozza fu ampliato, raggiungendo la capienza di 140 ragazzi interni e 180 esterni. I servizi si qualificarono: Scuola media, Centro di formazione professionale e Istituto professionale statale.